«Durante il lockdown come sindaci abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo dimostrato di essere efficienti, preparati e vicini ai cittadini».

E ora?

«Ora vogliamo avere un ruolo anche nella fase della ripresa, il rilancio economico del Paese non può che passare per le autonomie».

Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Associazione dei Comuni italiani (Anci), ma adesso non inizia la parte più difficile? Riaprono le scuole, molti lavoratori torneranno negli uffici, le città si riempiranno e però la crisi economica si farà sentire: come pensate di riuscire a gestire tutto?

«Partiamo dalle scuole: riapriranno. Ed è fondamentale che riaprano. Per tutti. Per gli studenti, dai più piccoli ai più grandi, perché la scuola non è solo imparare l’italiano e la matematica, ma è socializzazione e imparare a crescere da cittadini. E poi la riapertura è un messaggio positivo per tutti, è il Paese che riparte. Il mio timore è quanto si resterà aperti, ma noi ce la stiamo mettendo tutta».

A che punto siete con aule, banchi, distanziamenti?

«Ci hanno detto che i banchi sono in arrivo, non è facile trovarne 3 milioni in un mese. Nelle scuole stiamo facendo piccole opere di edilizia light per recuperare spazi e garantire il distanziamento. Per materne ed elementari la situazione è abbastanza tranquilla. Le scuole superiori sono più complicate, gli studenti sono molti e non riusciremo per l’avvio dell’anno a trovare tutti gli spazi che servono».

Non c’era stata l’ipotesi di utilizzare anche cinema e teatri?

«Ma come si fa a mettere per un anno degli studenti in un teatro? Ci sono stati dati 30 milioni di euro per prendere in affitto spazi adatti, ma non è facile trovarli, anche perché vanno adeguati e resi agibili, ci vorranno da uno a due mesi, ma ci stiamo muovendo».

Cosa succederà nelle città a settembre?

«Dovremo raddoppiare il trasporto scolastico: con il distanziamento avremo bisogno di più autobus, servono almeno 220 milioni di euro. E poi se riusciamo a far partire tutto, andranno riorganizzati tutti gli orari: oltre agli studenti, ci saranno i genitori che tornano in ufficio, chi esce per andare nei negozi, si rischia il caos. Ma servirà una norma perché i sindaci possano scadenzare gli orari, oggi non abbiamo il potere di decidere a che ora far aprire i negozi».

I sindaci devono avere più poteri?

«No, ma va ricordato che anche noi siamo attori del sistema economico del nostro Paese. Basti pensare, ad esempio, che il 25%degli investimenti pubblici viene realizzato dai Comuni. Ecco perché parlo di un ruolo dei sindaci nella fase della ripresa, a partire dall’uso dei fondi come il Recovery Fund».

Come sindaci chiedete una parte dei 209 miliardi messi a disposizione dall’Europa?

«Non si può vivere di assistenza sempre, ora bisogna far ripartire l’Italia e l’Europa concede quei soldi per lo sviluppo del nostro Paese, è un’occasione unica, l’ultima. Una parte di quei fondi deve essere data alle città: chiediamo il 10%, pari a circa 20 miliardi di euro».

Come li spendereste?

«Come Anci abbiamo ideato il “Manifesto Città Italia” dove in 10 punti facciamo le nostre proposte. Si va dall’edilizia verde per ridurre fino al 40% le emissioni dei gas responsabili dell’effetto serra nelle città allo sviluppo della mobilità sostenibile pubblica, dalla realizzazione di città digitali con la diffusione della banda ultralarga anche nei centri più isolati all’incremento dei servizi scolastici, soprattutto al sud, per aiutare anche il lavoro femminile, da un piano straordinario di edilizia pubblica al recupero delle periferie».

Sembra quasi un manifesto politico. Nasce il «Partito dei sindaci»?

«Per ora no. Siamo 8mila sindaci di tutte le parti politiche, però diciamo al governo: fate pensare anche noi al Paese, fate decidere anche noi del destino delle nostre comunità».

FONTE: IL CORRIERE DELLA SERA